Su Repubblica da Vivoanapoli una proposta per ripartire: «La cultura per cambiare Napoli».

Intervento di Emilia Leonetti* e Giulio Maggiore*, pubblicato su Repubblica Napoli il 18 maggio 2020.

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Ricominciare dalla cultura. In che modo? Con quale obiettivo? Daniele Pitteri in un interessante intervento (29 aprile 2020) indica sei punti per costruire un percorso di sviluppo di Napoli che abbia come elemento strutturale la cultura. Dei sei punti ne prendiamo in esame due: il terzo e il sesto. Il primo riguarda la dimensione industriale della cultura e il secondo riguarda la capacità di creare
relazioni perché “il cambiamento non si determina in astratto ma interagendo con le persone”.

La cultura è, spesso, confinata nell’ambito del patrimonio e della sua conservazione, e in quello più circoscritto del teatro, della musica, del cinema. Dell’arte intesa come estro, talento personale. Mentre la cultura deve determinare processi di innovazione, a partire dalla capacità di ognuno di noi di essere aperti al nuovo e al cambiamento. L’industria culturale si lega alla creatività e quindi alla capacità di dare vita, partendo dal cinema, dal design, dalla moda, a poli industriali innovativi. Questo richiede, a monte, scelte di politica nazionale e locale in grado di disegnare scenari di sviluppo
nel settore dell’industria creativa favorendo, lì dove necessario, le condizioni infrastrutturali (materiali e immateriali) indispensabili per il loro successo. Il passaggio cruciale è dato dalla capacità di un governo cittadino, regionale, nazionale, di pianificare la direzione da intraprendere per realizzare, nel nostro caso, a Napoli e in Campania una significativa industria culturale e della creatività.

Noi di “Vivoanapoli” siamo nati per ragionare sulla cultura come fattore di trasformazione di Napoli, e, a distanza di otto anni, dobbiamo affermare che senza istituzioni in grado di individuare le
connessioni tra cinema, musica, design, gastronomia, teatro, arte e il mondo dell’industria creativa, la cultura non può divenire un volano di sviluppo per il nostro territorio. D’altronde Paolo Verri, che
partecipò ad uno dei nostri incontri su “Napoli città creativa”, precisò che, per fare della cultura non solo un’occasione di intrattenimento e di piacere individuale, ma anche un fattore di profondo mutamento sociale/economico, è necessario mettere insieme competenze e conoscenze nei diversi settori, definendo
un piano di sviluppo di lungo periodo. «Bisogna stabilire come vogliamo Napoli tra 20 anni e fare verifiche ogni 24 mesi. Ma per fare sviluppo è indispensabile la cooperazione tra soggetti. E non basta
cullarsi sugli allori del ritrovato turismo, bisogna lavorare chiedendosi: i turisti giunti qui credono che valga la pena ritornarvi? Manderebbero qui i propri figli a studiare? Trasferirebbero qui la propria
impresa? Obiettivi cui puntare in maniera aziendale».

Proprio il riferimento al tema della cooperazione ci porta al secondo punto della riflessione, per evidenziare la difficoltà di costruire un’attività di confronto e di condivisione. Le rendite di posizione, gli individualismi di cui soffre la nostra comunità frenano, impediscono, talvolta, di costruire legami di idee, di conoscenza, di passione indispensabili per condividere un percorso, darsi un obiettivo e soprattutto conseguirlo. Per superare questi fattori di inerzia, non basta la “buona volontà” di alcuni operatori, ma occorre una leadership forte e autorevole, capace di aggregare le risorse del territorio intorno a una visione condivisa, di delineare un piano credibile di sviluppo e di guidarne l’attuazione nel rispetto di tempistiche certe. Ancora una volta sono chiamate in causa le istituzioni locali, da cui è lecito attendersi un salto di qualità: proprio la drammatica discontinuità offerta dall’emergenza Covid-19 offre l’opportunità di ripartire con un metodo diverso, orientato a obiettivi di lungo periodo e a valorizzare, finalmente, le straordinarie potenzialità della città.

* Gli autori sono presidente e vice della associazione “Vivoanapoli”

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