Anteprima24.it: «Come salvare i bambini da una vita di povertà: al Pan il modello “Io speriamo che me la cavo”».

Pubblicato su “Gente e territori” il 2 dicembre 2022 | scritto da Giovanni Santaniello

 
NAPOLI – “Solo una minoranza estrema dei bambini poveri delinque. In realtà, la maggior parte soffre solo di molte forme di esclusione. L’idea che tutti coloro che sono poveri o che tutti coloro che vivono in un quartiere difficile siano portati automaticamente a commettere reati è uno stereotipo contro cui dobbiamo batterci”. Così parlò l’ex sottosegretario all’istruzione, dal 2021 presidente dell’impresa sociale ‘Con i bambini’ Marco Rossi Doria, intervenuto al Pan ad un incontro organizzato da Vivo a Napoli su ‘sicurezza, legalità e come essere comunità’ assieme all’assessore alla legalità del Comune di Napoli Antonio de Iesu, il presidente della Fondazione San Gennaro Pasquale Calemme e il questore di Napoli Alessandro Giuliano.
 
Rossi Doria si è detto convinto che “bisogna occuparsi del fatto che 1/3 dei nostri ragazzi sono poveri in un Paese come l’Italia che fa pochi figli da decenni: in termini assoluti, 1,2 milioni di loro sono in uno stato di povertà assoluta; 2,4 in uno stato di povertà relativa. In tutto, quindi, ammonta a 3,6 milioni su 9,4 la quantità di adolescenti poveri. Abbiamo il problema della sicurezza, dunque. Ma abbiamo prima di tutto un problema di povertà”.
 
Nessuno nasce camorrista – gli ha fatto eco l’assessore de Iesu nel corso dello stesso dibattito – Ma noi, come istituzioni, dobbiamo avere la forza di entrare nelle famiglie, un po’ sul modello di ‘Io speriamo che me la cavo’. Ora il Comune si è dotato di una piattaforma che in tempo reale ci dice chi non va a scuola in modo da poter agire tempestivamente, senza attendere le statistiche di fine anno. Le associazioni fanno tanto, ma spesso ancora in maniera poco coordinata. Con 120 assistenti sociali in più e il lavoro che svolge anche l’assessore alle politiche sociali Luca Trapanese cercheremo di essere più efficaci. Ma in certe realtà bisogna avere la forza di dare risposte immediate. Come quella volta che mi chiamò dalla Sanità Padre Antonio Loffredo dicendo che i ragazzi del rione desideravano un ring per allenarsi: bene, oggi, in via Cristallini, ci sono due centri sportivi. Ricette magiche non ce ne sono, solo tanto lavoro”.
 
Dato confermato da Emilia Leonetti, portavoce di Vivo a Napoli: “Noi viviamo in una città con un tasso di insuccesso scolastico altissimo: oltre il 16% dei ragazzi abbandona gli studi anzitempo. E, in più, c’è un tasso altissimo, in alcuni quartieri anche del 50%, di chi in età scolare va solo saltuariamente a scuola. Abbiamo di fronte, quindi, un contesto di povertà non solo economica ma anche sociale, di persone che non avvertono l’esigenza di mandare i propri figli a scuola”.
 
Per loro sarebbe efficace togliere il Reddito di Cittadinanza come da proposta del Governo Meloni? “Questo mi parrebbe solo un’azione repressiva – ha risposto la Leonetti – Al contrario, bisognerebbe capire come agire preventivamente, bisognerebbe capire quali politiche attive mettere in campo per favorire la partecipazione delle famiglie nella vita dei loro figli al fine di avere una formazione degna di tal nome. Bisogna accompagnare, non reprimere. Il Pnrr ha stanziato 10 miliardi per l’infanzia, 5 per asili nido e altrettanti per il miglioramento delle infrastrutture, delle tipologie di insegnamento, sul modo in cui accompagniamo i ragazzi lungo tutta la giornata. Bisogna far capire l’importanza della formazione. A livello nazionale, solo l’8% dei bambini che nascono in famiglie molto povere concludono il percorso di formazione con un diploma universitario; 5,5 sono poveri. E di questi sono del Mezzogiorno 2,5 milioni. Per la Caritas, poi, più si è piccoli più si soffre la povertà. Per questo riteniamo indispensabile costruire una comunità per salvarli”.
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